Salute

Il 51% degli italiani cerca la sanità privata

sanità privata in Italia

Tempo di lettura: 3 minuti

La deriva della sanità pubblica

Sembra assurdo che la dichiarazione di un ministro della salute volta a promuovere il ricorso alla sanità pubblica finisca per essere l’ennesima prova dello sbando della stessa. Qualche settimana fa, in occasione della presentazione del 21° Rapporto Aiop sull’attività ospedaliera italiana “Reinventiamo il Servizio sanitario. Come evitare la deriva di una sanità per censo”, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha affermato che «il 51% degli italiani si rivolge alla sanità privata direttamente, senza prima richiedere la prestazione necessaria alla sanità pubblica».

E certo, il ministro ha riportato questo dato sconcertante per sottolineare il grande atteggiamento di sfiducia da parte di più della metà degli italiani, i quali in massa si rivolgono alla sanità privata ancor prima di aver provato il Servizio sanitario nazionale, prima ancora cioè di aver verificato le eventuali liste di attesa. Come a dire: non sempre il servizio offerto dalla sanità pubblica è in drammatico ritardo. E questo talvolta è certamente vero, ma è vero anche che gli stessi numeri del rapporto Aiop sottolineano quanto il ricorso alla sanità privata sia spessissimo necessario, e forse indispensabile.

I dati del 21° Rapporto Aiop

Nel rapporto di Aiop, realizzato in collaborazione con il Censis, si scopre che l’anno scorso il 42% dei pazienti con redditi più bassi (e quindi con redditi inferiori ai 15mila euro) è stato costretto a rinunciare o a procrastinare le cure sanitarie necessarie, per via dell’impossibilità di accedere al Servizio sanitario nazionale e non avendo i mezzi per sostenere i costi della sanità privata. Guardando ai cittadini con reddito tra i 15mila e i 30mila euro, la quota di chi ha dovuto rinunciare o procrastinare le cure nel 2023 scende al 32,6%, per arrivare al 22,2% delle persone con redditi tra i 30mila e i 50mila e al 14,7% dei redditi oltre i 50mila euro. E se la fotografia di chi ha dovuto rimandare o semplicemente eliminare le prestazioni sanitarie necessarie per le lunghe attese della sanità pubblica e per i costi della sanità privata è drammatica, stupisce scoprire anche quanto le cure finiscano per erodere il patrimonio degli italiani. Lo stesso rapporto ci dice infatti che il 36,9% degli italiani ha rinunciato ad altre spese per sostenere quelle sanitarie: questo è accaduto nel 50,4% dei casi tra i redditi bassi, nel 40,5% tra quelli medio-bassi, nel 27,7% tra i redditi medio-alti e nel 22,6% tra i redditi alti.

Quando la sanità privata è l’unica opzione

Non stupisce certo il desiderio espresso dal ministro della salute di «recuperare una parte di italiani», sapendo anche che il 48% degli italiani ha un’immagine sostanzialmente positiva del servizio sanitario pubblico. Resta però il fatto ineliminabile che la sanità privata spesso è l’unica opzione in gioco. E non serve andare lontano per scoprirlo: basta sfogliare i quotidiani italiani degli ultimi giorni, i quali non mancano praticamente mai di riportare le storture della sanità pubblica. Alcuni giorni fa è stato reso pubblico per esempio il dato centrale di uno studio sull’Umbria dell’associazione La Pietra Scartata Aps, il quale ci dice che più del 90% delle persone con disabilità in quella regione hanno dovuto ricorrere alla sanità privata, con i problemi maggior irrilevanti nei trattamenti fisioterapici: il 47,2% degli intervistati si rivolge ai privati a domicilio, il 38,9% ai centri privati non convenzionati.

O ancora, è di pochi giorni fa la notizia secondo la quale in Lombardia si spendono 7 miliardi di euro l’anno per la sanità privata; i cittadini di Sondrio, che di questa fetta ne spendono 120 milioni, hanno per questo organizzato una raccolta firme per cambiare le cose.

Tutti vorrebbero accedere alla sanità privata, gratuita o comunque più economica, ma i dati ci dicono che il ricorso alla sanità privata continua a crescere, e probabilmente – per i più diversi fattori – continuerà a farlo anche nei prossimi anni.

La polizza salute per avere le cure necessarie in tempo

In uno scenario di questo tipo, optare per la stipula di una polizza salute diventa particolarmente saggio e conveniente. Sottoscrivendo un’assicurazione sanitaria è possibile eliminare le liste di attesa del Servizio sanitario nazionale, scegliere le strutture presso le quali fare gli esami necessari e ricevere le cure, vedersi rimborsare le spese non coperte dalla sanità pubblica, avere rimborsi per l’acquisto di medicinali e di accessori sanitari, e via dicendo. Certo, ogni polizza sanitaria è differente: è bene valutare la necessità delle diarie per le degenze ospedaliere, la copertura per i membri della famiglia, la messa a disposizione di un capitale per le diagnosi più gravi, le coperture in caso di infortunio: per questo motivo è importante il supporto di un consulente assicurativo, capace di fornire un prezioso orientamento tra le diverse soluzioni assicurative.

Vuoi scoprire quale potrebbe essere la polizza assicurativa sanitaria perfetta per te? Contattami: costruiremo insieme una copertura salute su misura! E non scordarti di seguirmi su Facebook,  su LinkedIn oppure su Instagram.

Articoli correlati