Fondo Pensione, Previdenza TFR

Previdenza complementare: te la paga il tuo datore di lavoro con il TFR

Previdenza complementare: te la paga il tuo datore di lavoro con il TFR

L’importanza della previdenza complementare

Tutti sanno cos’è l’INPS: l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) è infatti uno degli enti previdenziali più grandi e più complessi d’Europa, e rappresenta il principale ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano. Tutti i lavoratori dipendenti, del settore pubblico come del settore privato, così come la maggior parte dei lavoratori autonomi, sono obbligati a essere iscritti all’INPS e a destinare all’Istituto un parte del proprio stipendio, così da nutrire le casse dell’ente per il pagamento delle pensioni italiane. Formatosi a partire dal 1895, e imposto come sistema obbligatorio nel 1923, l’Istituto gestisce insomma quasi la totalità della previdenza italiana. Ma è lo stesso INPS, in una pagina dedicata, a sottolineare i vantaggi dell’aderire a una previdenza complementare, indicata come “un valido aiuto per mantenere, una volta in pensione, un tenore di vita simile a quello che si è avuto durante l’attività lavorativa” sottolineando inoltre che “tutti i dipendenti, con minore o maggiore anzianità lavorativa, possono trarre benefici dall’adesione a un fondo pensione”. Persino l’INPS, insomma, mette in evidenza quanto sia fondamentale, in questa epoca, accompagnare la normale pensione pubblica con un fondo pensione, vista la pochezza dei futuri assegni mensili INPS. Ma non è tutto qui: è lo stesso Istituto a spiegare che aderendo a un fondo pensione è possibile ottenere un rendimento superiore rispetto a quello suggerito per legge per il TFR. In effetti, quando si parla di previdenza complementare e di fondi pensione, il Trattamento di Fine Rapporto finisce sempre per avere un ruolo da protagonista: vediamo alcuni dettagli che spiegano molto bene quanto sia prezioso il TFR per la previdenza complementare!

La tassazione del TFR: meglio pensarci

Il TFR, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto, è un elemento retributivo a natura differita, e compete a ogni lavoratore dipendente. Sta al dipendente decidere cosa farsene del TFR: partendo dal presupposto che pur sempre di soldi del lavoratore si tratta, il dipendente può decidere di lasciarlo in azienda – per poi vederselo consegnare alla cessazione del rapporto di lavoro – o può deciderlo di metterlo “a frutto”, e quindi di versare il TFR nel fondo pensione. Ci sono tanti lavoratori che pensando che lasciare il TFR in azienda sia una buona idea, perché “hanno sempre fatto così” o magari perché quei soldi così facendo sono assoggettati a tassazione separata. Ma cosa vuole dire nel concreto? Meglio capirlo: il TFR, essendo assoggettato a tassazione separata, non va dichiarato nel 730, in quanto non confluisce nel reddito complessivo del dichiarante ai fini del pagamento dell’Irpef e delle addizionali comunali e regionali. Ma occhio, non vuol certo dire che il TFR in azienda non venga tassato: al contrario, il TFR risulta infatti soggetto alla tassazione minima del 23%.

Perché non lasciare il TFR in azienda: altri buoni motivi

Come visto, ai sensi dell’art. 19 del TUIR, il TFR lasciato in azienda come le sue eventuali anticipazioni sono soggetti a tassazione separata. Ma non è tutto qui. Lo stesso TUIR prevede infatti anche il conguaglio – dopo 2 anni – da parte dell’Agenzia delle Entrate per rettificare (e richiedere) la quota di tasse per differenza. Il calcolo di questa tassazione integrativa viene fatta in base alla media degli ultimi 5 anni. E purtroppo, molto spesso, questa spesa risulta inaspettata e più alta di quanto si potesse pensare, il che risulta problematico soprattutto nel caso in cui i soldi siano stati investiti o versati in soluzioni vincolanti: pensiamo all’acquisto di una casa o a dei lavori di riqualificazione, a dei prestiti ai figli, all’acquisto di prodotti finanziari con delle durate prestabilite, e via dicendo.

Si capisce quindi che, nel pensare al cosa farsene del proprio TFR, e nel riflettere sull’opportunità di aprire una forma di previdenza complementare, è bene tenere in considerazione ogni aspetto della tassazione di questo tesoretto: non ci si può fermare di fronte al concetto illusoriamente sufficiente della “tassazione separata”. Questo sapendo peraltro che sì, il TFR lasciato in azienda viene rivalutato annualmente con un tasso composto dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’Istat; ma anche che il risultante verrà tassato del 17%, minando seriamente la convenienza della rivalutazione stessa.

Previdenza complementare: i vantaggi del fondo pensione con il TFR

Il consiglio è quindi semplice: utilizzare il proprio TFR per fare previdenza complementare è la scelta giusta sia per assicurarsi un futuro più sereno, sia per investire in modo intelligente questa parte della retribuzione. Tutto questo sapendo che:

• Il fondo pensione è uno strumento flessibile, che permette di richiedere anticipi per motivi di salute, per effettuare spese importanti, e che può essere trasferito eventualmente in una diversa compagnia di fiducia su richiesta del titolare;
• Al fondo pensione si applica una ritenuta a titolo d’ imposta, con aliquota massima del 15%, laddove come visto normalmente si parte dal 23% per arrivare fino al 43%. Versare il TFR nel fondo pensione vuol invece dire partire con una tassazione del 15% che, negli anni, si riduce fino al 9%;
• I versamenti aggiuntivi possono essere dedotti ogni anno dal proprio reddito imponibile, fino a 5.164 euro, così da avere ulteriori benefici fiscali;
• Solo chi vanta una previdenza complementare può accedere alla Rita, ovvero alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, fondamentale per anticipare fino a un massimo di 10 anni l’accesso alla pensione di vecchiaia;
• I soldi versati nel fondo pensione non compaiono nell’ISEE (e sono altri vantaggi fiscali);
• I soldi presenti nel fondo pensione sono insequestrabili e impignorabili.

Non ci sono dubbi: scegliere una previdenza complementare è vantaggioso, tanto più optando per un fondo pensione alimentato dal proprio TFR. In questo modo è il proprio datore di lavoro ad versare la tua pensione integrativa di domani!

Se vuoi ulteriori informazioni per la gestione del tuo fondo pensione e del tuo TFR, non esitare a contattarmi. E continua a seguirmi, anche sui miei canali social Facebook,  Facebook, LinkedIn o Instagram, per avere consigli e preziosi aggiornamenti per la gestione del tuo patrimonio e dei tuoi risparmi!