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Assicurazioni: anche e soprattutto una questione culturale

assicurazioni private: una questione culturale

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Il rapporto degli italiani con le polizze: difficile, ma in netto miglioramento

Cultura assicurativa: anni fa, quando usavo questo termine, venivo guardato dai più come un alieno. Oggi invece il medesimo concetto ha preso piede, spinto da una sempre maggiore consapevolezza che la diffusione delle assicurazioni private è sì una questione economica, ma anche – e talvolta soprattutto – culturale. I dati raccolti da diverse indagini effettuate negli ultimi anni, peraltro, lo dimostrano nettamente.

L’Italia è uno dei Paesi meno assicurati del continente

Voglio partire da un presupposto di fondo noto e arcinoto a tutti i consulenti assicurativi, e un po’ meno dal pubblico: l’Italia figura tra i Paesi meno assicurati del continente europeo. Sono diversi i report che hanno dimostrato in modo netto tale caratteristica italiana, a partire da quelli dell’Ivass e da quelli di Banca d’Italia.

Non è un dato positivo, né per i privati che scelgono di non assicurarsi (più o meno consapevolmente) né per la comunità nel suo insieme. Voglio però spiegare perché il ridotto ricorso alle assicurazioni private è effettivamente un dato preoccupante: in estrema sintesi, perché questo è conseguenza di una generalizzata sottostima nell’individuare, riconoscere e quantificare i rischi ai quali si va incontro.

Certo, si potrebbe dire che si tratta di una questione economica, con gli italiani che preferiscono utilizzare in altro modo i propri risparmi, individuando magari altri strumenti per proteggere il proprio patrimonio e i propri beni. Ma si scivola nella questione culturale nel momento in cui si scopre che regolarmente in Italia si spendono quasi 100 miliardi di euro all’anno nei giochi d’azzardo, ovvero oltre il triplo di quanto viene speso dalla stessa popolazione per stipulare delle polizze nel ramo danni.

Ma perché in Italia si ricorre alle assicurazioni – soprattutto quelle private – meno che altrove? Per tanti cittadini, questa mancanza è dettata dalla convinzione, errata, per la quale gli enti previdenziali nazionali quali INPS e INAIL siano più che sufficienti per garantire una buona tutela. Ma non è così, e basta poco per rendersene conto. E ancora, c’è chi guarda alle assicurazioni come ad altrettante tasse, e chi è convinto che lo sforzo assicurativo si esaurisca nella stipula delle polizze obbligatorie.

Ed è così che ci si ritrova in scenari che, a esaminarli in modo razionale, lasciano di stucco: le indagini svolte negli anni scorsi ci hanno per esempio mostrato oltre 7 italiani su 10 vivono in abitazioni di proprietà, acquistate o restaurate con sacrifici economici nella maggior parte molto ingenti: eppure solamente un’abitazione su 3 risulta protetta da una polizza (per non parlare della scarsissima attenzione alle polizze contro le catastrofi naturali). Questo in un Paese in cui inondazioni, incendi distruttivi e sismi sono tutt’altro che sconosciuti, ma sapendo anche che basta molto meno per creare danni anche molto gravi – e quindi costosi – alle proprie case: basta la rottura di un tubo o il malfunzionamento di un impianto per rendere un’abitazione inabitabile!

La crescita delle assicurazioni private negli ultimi anni: non solo un trend economico

Ci sono però concreti segni di miglioramento: la scelta di stipulare delle assicurazioni per proteggere il proprio patrimonio, la propria famiglia e la propria impresa è infatti via via sempre più comune. I report dimostrano infatti chiaramente che sono sempre più le persone che decidono di stipulare una o più polizze private non obbligatorie; in un primo momento si potrebbe essere spinti a vedere in questo trend positivo una risposta all’instabilità globale che abbiamo vissuto e stiamo vivendo dal 2020 a oggi. Penso all’emergenza sanitaria del Covid, agli eventi meteorologici estremi figli dei cambiamenti climatici, come anche ai drammatici conflitti in corso.

Le cose non stanno però così, o perlomeno, non solo. Ci sono infatti diversi dati a disposizione che dimostrano come la spinta verso le assicurazioni sia in buona parte culturale, e slegata dall’instabilità sanitaria, climatica e geopolitica. Prima di tutto, il trend di crescita di diverse polizze – a partire dalle polizze sanitarie – è iniziato ben prima del 2020, e quindi prima dello scossone dato dal Covid: secondo ANIA, nel decennio 2010-2019 la crescita annua delle polizze sanitarie era stata infatti di circa il 6-7%. E la tendenza è in continuo aumento, con il 2023 che ha registrato per esempio una crescita dell’8,2% nel comparto polizze malattia e infortuni. Non ci sono dubbi: a spingere verso l’alto le polizze salute è la sempre più diffusa conoscenza delle fragilità del nostro sistema sanitario nazionale, con le sue lunghissime liste d’attesa (basti pensare che secondo l’ultima indagine Censis oltre il 20% degli italiani ha una copertura sanitaria privata, soglia che nel 2012 si bloccava appena al 10%).

Sono numeri come questo che dimostrano quanto la scelta di stipulare un’assicurazione a difesa della propria persona, della propria famiglia e del proprio patrimonio sia ormai vista come un atto di responsabilità (individuale e familiare) dovuto, calcolato, razionale. Non una cosa per pochi, non una cosa per ricchi. A sostenere la crescita della cultura assicurativa, da questo punto di vita, potrebbe essere anche la sempre maggiore educazione finanziaria degli italiani. Sempre più persone hanno infatti delle conoscenze basiche sul mondo della finanza personale; ed è per l’appunto in virtù di questa competenza che si è maggiormente propensi a individuare delle assicurazioni per proteggersi dai principali rischi presenti e futuri.

Cultura assicurativa: c’è ancora molto da fare

Insomma, qualcosa si muove, con un numero sempre più ampio di persone che intuisce il valore delle assicurazioni: le polizze non sono tasse calate dall’alto, non sono protezioni superflue per i più abbienti, quanto invece razionali strumenti di protezione attiva. Tutto sta, ovviamente, nello scegliere le protezioni più adatte. E qui si torna al problema della cultura assicurativa, perché i vari osservatori dimostrano come e quanto gli italiani abbiano in media evidenti limiti di conoscenza dei termini e dei funzionamenti delle coperture assicurative: fin troppo spesso vengono stipulate assicurazioni con coperture eccessive, parziali o insufficienti, dando magari eccessivo peso a rischi che potrebbero essere trattati più efficacemente in altri modi, per lasciare invece alle assicurazioni il compito di tutelarci da minacce ben più pericolose, con delle polizze su misura.

Il mio ruolo, come consulente assicurativo ed esperto di risk management, è per l’appunto quello di aiutarti a scegliere e a personalizzare al meglio le soluzioni per la protezione del tuo patrimonio, della tua famiglia e della tua impresa: contattami per avere una consulenza, e scarica il mio e-book gratuito “Polizze intelligenti” per scoprire qual è il mio approccio assicurativo per PMI.