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Adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti: cosa cambia a luglio 2026   

Adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti: cosa cambia a luglio 2026

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Il ruolo previdenziale del TFR

Dalle agevolazioni fiscali per la previdenza complementare fino all’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti, che scatterà tra poche settimane: negli ultimi anni abbiamo visto un crescente impegno da parte del legislatore nel rendere via via sempre più conveniente aprire un fondo pensione. Il motivo lo sappiamo tutti, non essendo affatto un segreto. Le pensioni del futuro saranno fatte di assegni mensili sempre più sottili, che dovranno essere integrati con altre iniziative per poter garantire un buon tenore di vita. A portare in questa direzione sono stati e saranno tanti fattori: i più importanti sono due, ovvero il calo delle nascite e la longevità sempre maggiore. In estrema sintesi, le tasse e i contributi pagati dai lavoratori non sono sufficienti per garantire delle pensioni pubbliche decorose, nonostante la progressiva posticipazione dell’età della pensione. Ecco che allora è lo stesso Stato a stimolare una riflessione diffusa sul futuro pensionistico degli italiani, attraverso delle riforme che per l’appunto rendono particolarmente appetibile l’iscrizione a un fondo pensione. Ma non si parla solo di agevolazioni: con l’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti si sta facendo un passo ulteriore, favorendo in modo ‘meccanico’ la diffusione della previdenza integrativa tra i lavoratori. Ma cosa cambia nel concreto a luglio 2026 per quanto riguarda TFR e fondi pensione? Lo spiego nei prossimi paragrafi.

L’altra novità, già in vigore: l’aumento della deducibilità dei contributi versati nei fondi pensione

Ancora prima di vedere cosa cambierà per i neoassunti e per le aziende vale la pena sottolineare che l’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti non è l’unica novità introdotta dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, ovvero dalla Legge di Bilancio 2026: non va infatti trascurato il fatto che dal 1° gennaio di quest’anno è stato alzato il limite di deducibilità fiscale dei contributi destinati alla propria previdenza complementare. Da tempo la soglia era infatti fissa a 5.164,57 euro mentre con la nuova normativa questa soglia è stata alzata a 5.300 euro, con un aumento quindi significativo.

In altre parole, a partire dal 2026, con un fondo pensione è possibile ridurre la base imponibile su cui viene calcolata l’IRPEF di ben 5.300 euro, con un risparmio fiscale immediato che rende ancora più conveniente – e fin da subito – l’adesione a un fondo pensione.

Adesione automatica al fondo pensione: com’era la situazione precedente

Passiamo ora all’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti. Per capire il cambiamento è ovviamente necessario ricordare com’era la situazione in precedenza, o meglio, come funzionerà per i neoassunti fino a giugno 2026. In Italia, fin dal semestre transitorio di silenzio-assenso del 2007, tutti i lavoratori dipendenti sono chiamati a scegliere che cosa fare del proprio TFR, ovvero del proprio Trattamento di Fine Rapporto. Non si tratta certamente di briciole: semplificando al massimo si tratta di circa una mensilità all’anno, e più nello specifico del 6,91% della propria Retribuzione Annua Lorda.

Era stato inoltre disposto che, per le aziende con meno di 50 dipendenti, fosse possibile trasferire anche il TFR pregresso – ovvero quello maturato fino a quell’istante – in una forma di previdenza integrativa. Nel caso delle aziende più grandi invece questa possibilità era stata esclusa, visto l’accantonamento del TFR presso il Fondo di Tesoreria dell’INPS (su questo aspetto tornerò più sotto, per spiegare un’ulteriore novità del 2026, questa volta per le imprese).

In questo scenario viene introdotta l’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti.

Adesione automatica al fondo pensione: cosa cambia a luglio 2026

A partire dal 1° luglio 2026 per tutti i lavoratori neoassunti nel settore privato (con la sola esclusione dei lavoratori domestici) entrerà in vigore l’adesione automatica al fondo pensione. Questo significa che, in un meccanismo evoluto di silenzio assenso, il lavoratore assunto dall’azienda viene automaticamente iscritto a una forma di previdenza complementare collettiva.

In questo nuovo scenario, quindi, l’adesione alla previdenza complementare diventa la regola, con la rinuncia – che è un diritto del lavoratore entro i 60 giorni dall’assunzione – che diventa invece l’eccezione.

Ma cosa succede nel caso di rinuncia da parte del lavoratore? Ci sono in realtà varie opzioni. Il lavoratore può decidere di tenere il TFR in azienda, seguendo quindi quanto stabilito dall’articolo 2120. Ma può ovviamente decidere di destinare il proprio TFR a un’altra forma di previdenza complementare, scegliendo quindi un altro fondo pensione, o destinando il TFR nel proprio fondo pensione già attivo.

Vale inoltre la pena spiegare per bene anche la scelta del fondo in questione: dove viene destinato nel concreto il TFR in caso di silenzio assenso da parte del dipendente? Come regola generale, viene conferito alla forma pensionistica collettiva prevista dal contratto collettivo nazionale, territoriale o aziendale. Nel caso in cui non ci siano accordi collettivi, si opterà per la forma pensionistica residuale; e ancora, nel caso di più fondi pensione presenti in azienda, l’adesione per silenzio assenso farà confluire il TFR verso il fondo che conta più iscritti.

Cosa cambia per le aziende nel 2026: il TFR maturando al Fondo Tesoreria INPS

Sopra si è detto che nello scenario precedente le aziende con almeno 50 dipendenti erano tenute al versamento del TFR maturando al Fondo Tesoreria INPS; a partire dal 2026, e fino al 2027, tale soglia è stata spostata alla media annua di 60 dipendenti; nel 2028 si scenderà a soglia 50, e nel 2032 si arriverà alla soglia di 40 dipendenti.

 

I vantaggi della previdenza complementare per il datore di lavoro

Un cambiamento che riconosce e sottolinea la sempre maggiore importanza della previdenza complementare: l’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti presenta vantaggi concreti per entrambe le parti in gioco. Per i dipendenti, che sono messi di fronte alla necessità di scegliere un fondo pensione per conferire il proprio TFR, assicurandosi così un solido futuro pensionistico; e per le aziende, sapendo che il datore di lavoro può avere grandi benefici dal versamento del TFR nelle forme di previdenza complementare. Si parla infatti della deducibilità dal reddito d’impresa, pari al 106% per le aziende fino a 59 dipendenti e al 104% per le aziende più grandi; del completo esonero dal versamento del contributo al Fondo di garanzia del TFR, pari allo 0,2% del monte retributivo correlato al TFR versato al fondo pensione; e ancora, della riduzione degli oneri impropri, nonché dell’esonero della rivalutazione annua. Tutto questo si traduce in migliaia di euro risparmiati per l’azienda ogni anno: nel prossimo approfondimento del mio blog spiegherò più nel dettaglio quanto può effettivamente risparmiare un’azienda grazie al conferimento del TFR nei fondi pensione, considerando sia il TFR maturando che il TFR maturato in precedenza. Ti consiglio quindi di seguirmi su LinkedIn, Facebook e Instagram per non perderti il prossimo approfondimento!